Il Bracco Italiano dal 1800 in poi, origini e caratteristiche

Pubblicato il 24/11/2018 da Ceppo Rosso

«Parlare del Bracco Italiano senza riportare ciò che ha scritto in merito mio nonno Ferdinando Delor, grande cinofilo, scrittore, giudice e fondatore del Kennel Club Italiano a cavallo tra l’800 e il '900 non avrebbe senso. Quindi riprendo le sue parole, come allora si pronunciavano, per ritornare alle origini di questa meravigliosa razza.»

Categorie: Allevatori, Bracco

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La morfologia del Bracco Italiano

Il grande Bracco, è originario della gran valle padana, più particolarmente della bassa Lombardia. Le forme fisiche che lo distinguono sono: testa forte, leggermente compressa ai lati e terminante all'occipite in una protuberanza a sesto-acuto; - questo è il segno frenologico del talento canino; - canna del naso lunga e un po' rigonfia verso la metà: narici ben dilatate, di color carneo o marrone, a seconda del vario colore del manto, mai nere; labbra arrotondate e pendenti, internamente rosee; palato pure roseo; occhio serio e melanconico nel riposo, fiammeggiante nell'azione. 

L' iride ocracea; ampia pupilla; orecchie lunghe e larghe, attaccate all'altezza dell'occhio e graziosamente cadenti; rughe pronunciatissime sulla fronte e sulle guance, prodotte in gran parte dal peso delle lunghe orecchie; collo piuttosto forte, di media lunghezza e fornito di giogaia; alto garrese; petto largo e profondo; spalla alquanto lunga, obliqua e serrata al torace; ampie reni; natiche sporgenti e muscolose; gamba grossa, nervosa; garretto corto, largo, diritto, di notante attitudine speciale all'andatura di trotto; piede piuttosto grosso e tondo, con pianta elastica e resistente ad un tempo; unghie bianche, ocracee o brune, a secondo del manto; tarsi posteriori adorni di uno sprone a forma di quinto dito; gli sproni sono qualche volta due ed allora il cane viene chiamato, doppio-spronato. Non crediamo però, che tanto gli sproni che la coda corta naturale, siano prerogative assolute di razza, poiché si vede sempre apparire, nelle famiglie di bracchi di puro sangue, provenienti da genitori ambedue spronati e corti di coda, qualche cucciolo senza sproni ed a coda lunga; questa però negli individuo di buona razza non deve mai oltrepassare il garretto.

La coda del Bracco è un po' forte alla radice, e va terminando affusolata. Molti cuccioli nascono con coda che nell'età adulta raggiunge la lunghezza da 15 a 20 centimetri ed a questi conviene lasciarla intatta; agli altri è assolutamente necessario farla recidere alla voluta lunghezza, sia per mantenere inalterato il tipo della razza, sia per evitare gli inconvenienti che una coda lunga può produrre in un cane che, come il Bracco, la dimena cacciando. Una lunga coda oltre lo stancare soverchiamente la spina dorsale, durante il lavoro, va soggetta a lacerazioni che possono essere causa di serie malattie. Trattandosi di migliorare anche le forme estetiche dei nostri cani, crediamo sarebbe ottima cosa eliminare possibilmente dalla riproduzione 

tanto i nati mozzi di coda che quelli a narici divise (a doppio naso), non badando al pregiudizio che li vuole per queste mostruosità punto eleganti; preferibili agli altri dal lato delle qualità venatorie.

Il portamento della coda è uno dei dati più positivi della purezza di razza. Dessa non deve mai essere né eretta perpendicolarmente, né vellosa, né rivolta all'insù in forma d'arco; queste sono dette, code ignobili e dinotano, senz'altro, un miscuglio di sangue bastardo nell'ascendenza. Il Bracco puro, allo stato di riposo, porta la coda abbassata, e formante un angolo acuto colla linea delle natiche; cacciando deve batterla in senso orizzontale e non gli è concesso di rialzarla che all'incontro di un rivale, od all'appressarsi della femmina. Il pelo del Bracco è piuttosto corto, fino e fitto, e quando è ben tenuto produce alla carezza della mano la sensazione del velluto.

Quando ai varii colori del pelame, in via regolare, non si dovrebbe ammettere che quattro varietà: il bianco puro a macchie arancio, che è a parer nostro il più distinto: il bianco e arancio a fondo brizzolato, dai nostri cacciatori chiamato melato; il bianco puro a macchie marrone; ed il roano a macchie marrone. Una variante di quest'ultima livrea è quella ove il fondo, invece di essere roano, è punteggiato da minute macchie marrone sul fondo bianco. A seconda degli individui e delle razze, tanto il colore marrone come quello arancio, possono presentare maggiore o minore intensità di tinta. La disposizione però delle macchie sulla testa, quando questa non è tutta d'un colore, deve essere perfettamente simmetrica e formare una giusta maschera.

Anticamente i manti maggiormente pregiati, e che si vuole fossero distintivi della razza, erano: il roano a macchie marrone-rossiccio, ed il bianco arancio a fondo brizzolato - (melato). Il Bracco pur non deve mai avere macchiati di nero né manto, né membrane. Similmente non puossi considerare di razza intemerata il bracco unicolore (zaino), tricolore o fuocato. Il nero, quantunque ammesso nel Bracco spagnuolo e nel Bracco Francese è, nel nostro, indizio certo d'incrocio, sia col segugio sia col Pointer o col Mastino. Questa ultima supposizione sarebbe sufficiente per consigliare ai cacciatori italiani, teneri della purezza di razza nei loro cani, di bandire assolutamente le mucose nere.

Abbiamo in Italia, specialmente negli antichi ducati, in Toscana, nelle provincie Meridionali, dei Bracchi a manto bianco e nero con mucose necessariamente nere; ma questi sono cani importanti dalla Spagna per cura dei principi di Borbone, allora regnanti, ed originari essi pure di quelle contrade. Oppure sono prodotti dall'incrocio col Pointer. Persino le unghie nere che si riscontrano in alcuni nostri Bracchi, muniti però di tutti i requisiti della razza pura, sarebbero, a dire di certuni, segno di subito incrocio.

Lucia Delor de Ferrabouc
Allevatore
All.to Delor de Ferrabouc  www.delorkennel.com

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